venerdì, settembre 19, 2008

Steve Jay Tyrell

In questo periodo sono in vena di associazioni improbabili. Quella di oggi è fra questo articolo di Gould e Lewontin (a proposito: grazie a hronir e Blade Runner, che ho rivisto qualche giorno fa.

Più precisamente, quando Roy si reca dal dr. Tyrell per pretendere di vivere più a lungo, Tyrell (chiamato da Roy "the god of the biomechanics", uno degli epiteti più fulminanti che mi sia capitato di ascoltare) chiude la conversazione con la celebre frase "una candela che arde col doppio dello splendore, brucia per metà tempo".

Da questo, si potrebbe dedurre che Tyrell è un adattazionista, seguendo la terminologia di Gould. Sarebbe bello creare dei replicanti ancora più efficienti, ma l'equilibrio fra i diversi caratteri richiede che essi vivano di meno, se vogliono essere così efficienti.

Se, però, si ascoltano le motivazioni che Tyrell adduce precedentemente, esse sono prettamente biomeccaniche; egli stesso sembra credere nella possibilità teorica di concedere a Roy più vita, ma le condizioni al contorno di tipo strutturale non glielo permettono. Da questo punto di vista, si potrebbe dire che Tyrell è pluralista, sempre nel senso di Gould.

Ora, queste sono ovviamente speculazioni prive di fondamento; l'unica cosa interessante che solletica un po' la fantasia è che l'articolo di Gould e Lewontin è del 1979. Purtroppo, controllando le biografie degli sceneggiatori su Wikipedia, pare che ambedue non avessero alcuna conoscenza in fisica.

Però è divertente notare come, casualmente o meno, Tyrell venga fuori come un profondo pluralista, che per farsi capire da non tecnici (e se mi ricordo bene, prima del riassunto finale con la metafora della candela, Tyrell sospira e dice "but this is only academy") deve adottare un linguaggio semplificatore e adattazionista.

2 commenti:

hronir ha detto...

Che coincidenza, anch'io ho rivisto di recente Blade Runner!

Piu' che dire che Tyrell, lui, è un adattazionista, direi che è la costruzione di un replicante, ad essere ben descritta da un modello adattazionista.
Le caratteristiche di un replicante, infatti, possono davvero essere perfezionate a piacimento, e solo il bilancio
della competizione fra le varie richieste esercita un freno nella corsa verso la perfezione
. E questo perchè la costruzione del replicante avviene "a tavolino", dietro precisa pianificazione di Tyrell, senza essere costretta da alcuna eredità filogenetica: letteralmente, non distingue l’utilità dalle cause della sua origine.

Ma a ben vedere, il disegno di un replicante da parte di Tyrell è molto simile al "disegno" da parte di un Dio della sua Creatura.

Possiamo dunque concludere che una descrizione adattazionista dell'evoluzione è più vicina alla teoria del Disegno Intelligente di quanto non lo sia una descrizione "Gouldiana"?

Credo che Dawkins ne rimarrebbe fortemente irritato... (ma del resto Gould lo diceva sempre: le vere "prove" dell'evoluzione non sono "il perfetto adattamento" di un organismo al suo ambiente, ma le "stranezze" che restano, vestigia delle contingenze storiche che hanno portato a quell'organismo, un esempio per tutti il famoso pollice del panda).

Lap(l)aciano ha detto...

"Le caratteristiche di un replicante, infatti, possono davvero essere perfezionate a piacimento."

In realtà, mi pare che la costruzione di un replicante non venga descritta in sufficiente dettaglio per affermare questo. Potrebbe benissimo essere che il processo sia, in qualche maniera, adattato dal processo di sviluppo embrionale umano, e che quindi per questo sottostia a simili costrizioni.

In questo caso, ci sarebbe si eredità filogenetica, ma la selezione sarebbe guidata verso un fine preciso. E in questo senso Tyrell sarebbe esattamente l'attore dell'intelligent design nell'accezione americana del termine.

Faccio notare, per inciso, che una lettura teologica della teoria dell'evoluzione non necessita di questo artifizio tyrelliano; ti basta assumere che il meccanismo evoluzionistico (eredità più mutazione) sia teleologico, e non la realizzazione delle singole mutazioni, per ottenere una teoria evolutiva combinabile con una visione cristiana del mondo.

Inoltre questa visione del mondo ha il vantaggio di essere genuinamente teologica (o filosofica?), senza indebite invasioni di campo all'interno delle scienze naturali.