che ´ntender no la puo´ chi non la prova
dante alighieri
giornata invernale nel sud della germania: istruzioni per l´uso.
1) svegliarsi molto presto e controllare se ha nevicato.
2) se si, correggere i compiti che si hanno da correggere velocemente.
3) vestirsi pesantemente, compreso cappuccio e scarpe di goretex.
4) correre nella neve.
se vi chiedete perche´ con meno cinque gradi bisogna essere cosi´ sciocchi, beh e´ perche´ non avete mai sentito la neve che si spiaccica sotto i vostri piedi...
mercoledì, gennaio 24, 2007
lunedì, gennaio 22, 2007
pacifista?
warum krieg?
albert einstein e sigmund freud
sto rileggendo pezzi di una biografia di einstein scritta da pais. sapete, vivendo nel suo paese natale. cio´ che non ho mai capito e´ questa storia di einstein il pacifista. prima della guerra, ok. appena scoppia la guerra, non solo smette di essere pacifista, ma sostiene anche la costruzione della bomba atomica. finita la guerra, cambia di nuovo idea. ora, uno puo´ affermare cio´ che vuole, ma definirlo un "pacifista", solo perche´ lui si professava tale, mi sembra un volo pindarico azzardato. ma si sa, einstein e´ la leggenda del nostro tempo, e quindi...
albert einstein e sigmund freud
sto rileggendo pezzi di una biografia di einstein scritta da pais. sapete, vivendo nel suo paese natale. cio´ che non ho mai capito e´ questa storia di einstein il pacifista. prima della guerra, ok. appena scoppia la guerra, non solo smette di essere pacifista, ma sostiene anche la costruzione della bomba atomica. finita la guerra, cambia di nuovo idea. ora, uno puo´ affermare cio´ che vuole, ma definirlo un "pacifista", solo perche´ lui si professava tale, mi sembra un volo pindarico azzardato. ma si sa, einstein e´ la leggenda del nostro tempo, e quindi...
sabato, gennaio 20, 2007
doppia direzione
structure reflects function
principio della biologia cellulare
il suddetto principio afferma, in pratica, che e´ possibile dedurre la funzione di una cellula osservando la sua forma e struttura. e´ possibile applicare questo principio, in realta´, a molti fenomeni risultato di evoluzione: fra tutte le forme e strutture possibili, viene selezionata la piu´ adatta. cosicche´ e´ possibile dedurre la funzione di un elemento naturale soggetto ad evoluzione osservandone la struttura. non sempre, in realta´. comunque sia, mi chiedevo se sia possibile invertire il principio e darne una versione, per cosi´ dire, "normativa" per le organizzazione umane. Cioe´, se sia necessario per un´organizzazione umana avere una struttra che corrisponda strettamente alle finalita´ per le quali viene creata. penso di si.
principio della biologia cellulare
il suddetto principio afferma, in pratica, che e´ possibile dedurre la funzione di una cellula osservando la sua forma e struttura. e´ possibile applicare questo principio, in realta´, a molti fenomeni risultato di evoluzione: fra tutte le forme e strutture possibili, viene selezionata la piu´ adatta. cosicche´ e´ possibile dedurre la funzione di un elemento naturale soggetto ad evoluzione osservandone la struttura. non sempre, in realta´. comunque sia, mi chiedevo se sia possibile invertire il principio e darne una versione, per cosi´ dire, "normativa" per le organizzazione umane. Cioe´, se sia necessario per un´organizzazione umana avere una struttra che corrisponda strettamente alle finalita´ per le quali viene creata. penso di si.
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venerdì, gennaio 19, 2007
positivita´
oggi ho scoperto un errore in dei calcoli che stiamo facendo per un articolo. questo errore e´ dovuto alla mia ignoranza, certo, ma anche all´eccesso di nozioni di positivita´ che hanno i matematici (fra i quali, per l´appunto, io stesso). per le matrici ci sono (almeno) tre concetti diversi di positivita´, udite udite:
1) una matrice e´ "positiva", se i suoi elementi sono maggiori o uguali a 0. questa nozione ha principalmente conseguenze spettrali e serve nel caso si voglia studiare il problema di cauchy: du(t)/dt=Au(t), u(0)=f.
2) una matrice simmetrica e´ "definita positiva" se ha autovalori strettamente positivi. molto utile per provare la convessita´ di una funzione in piu´ variabili.
3) una matrice e´ "accretiva" se il suo campo numerico e´ contenuto nel semipiano destro del piano complesso. molto utile se si usa la matrice per definire una forma quadratica, associata, a sua volta, ad un problema di cauchy.
in un impeto di follia mi ero convinto che due e tre fossero la stessa cosa, e questo stava per causare una catastrofe senza precedenti nella mia carriera accademica...
chi e´ che raccontava "la matematica non e´ un´opinione"?
1) una matrice e´ "positiva", se i suoi elementi sono maggiori o uguali a 0. questa nozione ha principalmente conseguenze spettrali e serve nel caso si voglia studiare il problema di cauchy: du(t)/dt=Au(t), u(0)=f.
2) una matrice simmetrica e´ "definita positiva" se ha autovalori strettamente positivi. molto utile per provare la convessita´ di una funzione in piu´ variabili.
3) una matrice e´ "accretiva" se il suo campo numerico e´ contenuto nel semipiano destro del piano complesso. molto utile se si usa la matrice per definire una forma quadratica, associata, a sua volta, ad un problema di cauchy.
in un impeto di follia mi ero convinto che due e tre fossero la stessa cosa, e questo stava per causare una catastrofe senza precedenti nella mia carriera accademica...
chi e´ che raccontava "la matematica non e´ un´opinione"?
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giovedì, gennaio 18, 2007
linked
riding reductionism, we run into the hard wall of complexity.
albert-laszlo barabasi
sto leggendo al momento un bellissimo libro di barabasi, dal titolo "linked". se volete avere un´idea di cio´ di cui mi occupo nella mia vita, beh "linked" e´ una maniera divertente di scoprirlo.
comunque sia, e´ importante capire che questa frase riassume gli ultimi secoli di storia della scienza. non e´ colpa mia, io non c´ero, e comunque barabasi e´ spesso apodittico nelle sue affermazioni. certo e´ un compito di difficolta´ sovrumana ricostruire il quadro generale a partire dagli elementi costituivi, ad esempio: il pensiero dai neuroni. e´ anche vero, pero´, che la comprensione dei secondi e´ necessaria per la comprensione del primo.
se posso aggiungere un´opinione personale: l´ottimismo irriducibile dei riduzionisti mi sembra chiaramente figlio di un certo illuminismo deteriore, ma questa e´ un´altra storia.
albert-laszlo barabasi
sto leggendo al momento un bellissimo libro di barabasi, dal titolo "linked". se volete avere un´idea di cio´ di cui mi occupo nella mia vita, beh "linked" e´ una maniera divertente di scoprirlo.
comunque sia, e´ importante capire che questa frase riassume gli ultimi secoli di storia della scienza. non e´ colpa mia, io non c´ero, e comunque barabasi e´ spesso apodittico nelle sue affermazioni. certo e´ un compito di difficolta´ sovrumana ricostruire il quadro generale a partire dagli elementi costituivi, ad esempio: il pensiero dai neuroni. e´ anche vero, pero´, che la comprensione dei secondi e´ necessaria per la comprensione del primo.
se posso aggiungere un´opinione personale: l´ottimismo irriducibile dei riduzionisti mi sembra chiaramente figlio di un certo illuminismo deteriore, ma questa e´ un´altra storia.
domenica, gennaio 14, 2007
Venti supersonici
Oggi tocca a "Le Scienze" essere derisa per superficialita´. Spero sia evidente a tutti che la definizione "venti supersonici" e´ ovviamente contraddittoria. Infatti codesti venti viaggiano alla fantastica velocita´ di 14.000 Km/h, corrispondente a circa 10 volte al velocita´ del suono - sulla terra. In realta´ su questi pianeti gassosi giganti la pressione si suppone sia molto superiore a quella terrestre, e con cio´ possiamo affermare con sufficiente sicurezza che la velocita´ del suono, cioe´ la velocita´ di un fronte d´onda di pressione in un fluido, sara´ decisamente superiore. Cosi´ dimostrando che quei venti tutto sono, tranne che "supersonici".
sabato, gennaio 13, 2007
Intimismo e tabelline
Una conversazione con D.M. qualche sera fa mi ha fatto capire che e´ necessario abbandonare il racconto del nostro viaggio in Norvegia. Bene, quindi lo faccio.
E approfitto subito per commentare qualcosa sull´Avvenire ho trovato un meraviglioso articolo di Rossana Sisti, intitolato "Ridategli le tabelline", lamentante l´ignoranza delle tabelline da parte dei bambini delle ultime generazioni.
La mia domanda e´: ma chi se ne frega? Mi spiego: imparare le tabelline aveva un senso magari 20 anni fa, quando non tutti avevano una calcolatrice, o, ancora meglio, un cellulare. Ma adesso?
Ginnastica mentale, direte voi. Beh, se volete far fare ginnastica mentale ai bambini, perche´ con le tabelline? Fateli giocare a qualche complicato gioco di carte, o di strategia, o whatever, e sara´ una ginnastica mentale altrettanto efficace, ma piu´ piacevole.
Che dite voi: conservatori o moralisti?
E approfitto subito per commentare qualcosa sull´Avvenire ho trovato un meraviglioso articolo di Rossana Sisti, intitolato "Ridategli le tabelline", lamentante l´ignoranza delle tabelline da parte dei bambini delle ultime generazioni.
La mia domanda e´: ma chi se ne frega? Mi spiego: imparare le tabelline aveva un senso magari 20 anni fa, quando non tutti avevano una calcolatrice, o, ancora meglio, un cellulare. Ma adesso?
Ginnastica mentale, direte voi. Beh, se volete far fare ginnastica mentale ai bambini, perche´ con le tabelline? Fateli giocare a qualche complicato gioco di carte, o di strategia, o whatever, e sara´ una ginnastica mentale altrettanto efficace, ma piu´ piacevole.
Che dite voi: conservatori o moralisti?
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sabato, novembre 11, 2006
Norvegia VII: 25 Km
Talvolta dispero di arrivare alla fine di questa serie. Ma cio´ che si comincia, va finito, per Giove, Zeus, Odino e chi piu´ ne ha, piu´ ne metta. Ogni tanto mi dispiaccio un po´ di non poter scrivere qualcosa di decisamente piu´ interessante, ma tant´e´, pazienza. Peraltro, abbandonare adesso, a tre giorni dalla fine, sarebbe certamente deprecabile. Comunque dubito che qualcuno legga il mio blog, e ad esser sincero, preferisco scrivere qualcosa che interessi a me, se comunque non devo essere letto. Bene, dicevamo. Durante la notte non fu tutto cosi´ calmo come si poteva sperare. Ben mi ricordo di essermi svegliato perche´ aveva cominciato a piovere. E i nostri oggetti erano esposti alle intemperie. Dopo aver inutilmente invocato il nome del nostro capitano - D.P. ricorda esattamente sia la mia invocazione, sia il suo rifiuto - mi sono alzato e, uscito dalla tenda, ho ricoperto i nostri averi col barbatelo. Quanto poteva fare freddo, a Edfjord?!? Troppo...
Il giorno dopo siamo rimasti in quel villaggio a riprenderci e a pianificare gli ultimi tre giorni. Il ginocchio di P. era ormai inutilizzabile, per cui sembrava quasi d´obbligo usare delle canoe. Cosi´ sono rimasto con lui a chiacchierare mentre gli altri visitavano le Vikingrave, o come accidenti si chiamano. Abbiamo anche visitato una simpatica chiesetta, e li anche D. e´ riuscito a venire, risalente all´n-esimo secolo.
Forse sono un po´ troppo severo con Edfjord: il fiordo visto dal mare e´ una gran cosa, e ci siamo anche fatti il bagno alla foce di un fiumiciattolo, rischiando di congelarci. Abbiamo fatto foto, e abbiamo ammirato le pareti ricche di alberi delle montagne norvegesi.
Giornata noiosa, non si puo´ negare. Durante la quale siamo riusciti ad organizzare i successivi due giorni in canoa e il viaggio finale verso Oslo. ``Siamo'' e´ una parola grossa: durante tutto il campeggio ho sempre sentito che il mio dovere era di trasportare chili e chili di equipaggiamento senza lamentarmi - a meno di sprofondare fino al ginocchio in una freddissima palude.
Agli altri l´organizzazione.
Il giorno dopo siamo rimasti in quel villaggio a riprenderci e a pianificare gli ultimi tre giorni. Il ginocchio di P. era ormai inutilizzabile, per cui sembrava quasi d´obbligo usare delle canoe. Cosi´ sono rimasto con lui a chiacchierare mentre gli altri visitavano le Vikingrave, o come accidenti si chiamano. Abbiamo anche visitato una simpatica chiesetta, e li anche D. e´ riuscito a venire, risalente all´n-esimo secolo.
Forse sono un po´ troppo severo con Edfjord: il fiordo visto dal mare e´ una gran cosa, e ci siamo anche fatti il bagno alla foce di un fiumiciattolo, rischiando di congelarci. Abbiamo fatto foto, e abbiamo ammirato le pareti ricche di alberi delle montagne norvegesi.
Giornata noiosa, non si puo´ negare. Durante la quale siamo riusciti ad organizzare i successivi due giorni in canoa e il viaggio finale verso Oslo. ``Siamo'' e´ una parola grossa: durante tutto il campeggio ho sempre sentito che il mio dovere era di trasportare chili e chili di equipaggiamento senza lamentarmi - a meno di sprofondare fino al ginocchio in una freddissima palude.
Agli altri l´organizzazione.
sabato, ottobre 28, 2006
Norway VI: autunno
La pioggia ci ha risparmiati, il sesto giorno. A dire il vero, non ho molti ricordi di quella mattina. Ricordo solo che, ad un certo punto, abbiamo cominciato a scendere per una discesa lunghissima, scivolosa, e piena di piante. Sono caduto in quella maledetta discesa almeno dieci volte. M. ha amesso che e´ stata una sua pazzia vendicativa per il giorno prima, fare la discesa tutta d´un colpo. Aaahhh, questi leader, che se la prendono se la truppa si ammutina... Avremmo dovuto fermarci due volte probabilmente. Fatto sta, che siamo scesi. L´unica consolazione sono state le disquisizioni di G. sul cambiamento della flora scendendo lungo il costone della montagna. Ha anche spiegato alcune questioni di classificazione. Veramente l´unica consolazione nel nervosismo che ci stava prendendo mentre scendevamo. Peraltro, mentre scendevamo ricominciava a fare caldo. In qualche maniera siamo riusciti ad arrivare a livello del fiordo. Quasi immediatamente abbiamo trovato una strada asfaltata (strada asfaltata, signori!, che confermava i segni di civilta´ che avevamo incontrato durante la discesa, rappresentati da numerosi esseri umani che risalivano la strada che noi stavamo discendendo. Strada asfaltata, dicevo. Ci siamo messi in cammino su di essa, cercando un posto per fermarci e mangiare qualcosa, dato che come al solito eravamo ancora digiuni. In uno spiazzo ci siamo fermati, ci siamo calmati dal nervosismo della discesa e abbiamo consumato cibo a volonta´. Principalmente pane e marmellata, dibattendo, come ormai stava dibattendo abitudine sulla bonta´ (o meno) dei marroni. Siamo rimasti abbastanza a lungo, anche per permettere a D. di riprendersi almeno parzialmente da un dolore al ginocchio che aveva cominciato a perseguitarlo. Dopo un po´ ci siamo rimessi in marcia, alla volta di Edfjord. Divertente camminare su una strada asfaltata, a velocita´ inimmaginabile fino a poche ore prima. Faticoso, comunque. Anche G., ad un certo punto, ha cominciato a risentire della fatica accumulata, e quale soddisfazione e´ stata arrivare a Edfjord e sistemarci in un vero camping. Economico, non particolarmente pulito, ma con tanta acqua corrente, e con delle altre persone. In sicurezza, per una volta tanto. Abbiamo deciso abbastanza rapidamente di fermarci un giorno li´ a leccarci le ferite e ad organizzare gli ultimi due giorni. E poi non si puo´ negare che ci piacesse vedere come ci guardavano gli altri abitanti del campeggio. Dovevamo avere un´aria abbastanza selvaggia, in quei momenti. Finalmente, comunque, ci aspettava una notte piu´ calma.
venerdì, ottobre 06, 2006
Norvegia V: Oxford
Non ho scritto per tanto tempo, e i ricordi cominciano a essere piu´ labili. Ci sarebbe tanto altro da scrivere, ma chi mi conosce sa cio´ che deve sapere. Bene, il quinto giorno ci siamo svegliati. E pioveva. Non forte, non a dirotto. Ma pioveva. Pioggia leggera e fastidiosa, che si preparava ad inzuppare tutto cio´ che ci era rimasto. Con abilita´ ed efficienza, tuttavia, abbiamo smontato il campo, e ci siamo messi in marcia. Dovevamo aggirare dall´alto il lago, cercando un sentiero, una pista, una qualsiasi cosa per scendere sotto il ghiacciaio. Che, per evidenti motivi, non potevamo attraversare. M., studiata la mappa, aveva capito che bisognava scendere in maniera da arrivare direttamente su un ponte, e cosi´ abbiamo fatto. Il primo tratto e´ stato sotto la pioggia, condensa piu´ precisamente, peraltro dentro una nuvola, che non permetteva a M. di procedere troppo rapidamente in esplorazione. Comunque, dopo qualche tempo, e´ riuscito a trovare una pista che, in maniera un po´ impervia, era destinata a portarci sotto il ghiacciaio. La cosa veramente fastidiosa erano le rocce scivolose, su cui cadere era estremamente facile. Tanto che spesso risultava piu´ sicuro e veloce farsi scivolare su di esse, piuttosto che camminarci con passetti lenti, brevi e, comunque instabili. In realta´ non e´ stato particolarmente fastidioso, anche perche´ ad un certo punto, usciti dalla nuvola, era anche piu´ piacevole camminare. Siamo arrivati, quindi, ad un´orario non troppo tardo, accanto al ghiacciaio, bellissimo con i suoi colori surreali: bianco e blu iridescente. Li´ abbiamo fatto un´abbondante colazione. Faceva freddo. Abbiamo cercato tutti di metterci qualcosa di asciutto e ci siamo rimessi in marcia. Fortunatamente la microfibra si asciuga immediatamente: materiale meraviglioso, il poliestere. Nella seconda parte della marcia D. ha dimostrato ancora una volta di essere in grado di riprendersi completamente: guidava la fila estrema baldanzosita´. Abbiamo marciato a lungo, e, da un certo punto in poi, in discesa. Cantando come marines, peraltro. Per la prima volta, all´inizio del pomeriggio, abbiamo visto il fiordo e la vegetazione ha cominciato a cambiare. Abbiamo marciato fino al tardo pomeriggio, quando siamo arrivati sul bordo di un lago. Non sapevamo bene cosa fare e abbiamo deciso di incamminarci verso una shunt che si vedeva in lontananza. C´era pero´ un problema: si procedeva all´interno di una palude, letteralmente: una fottutissima palude, nella quale si rischiava di affondare in continuazione. Ma sembrava essere possibile procedere con semplicita´, anche se era lontana. Fino a quando non siamo stati costretti ad attraversare un roveto che mi ha fatto perdere la calma. Peggio, devo ammettere che, stanco e nervoso, ho completamente perso il controllo di me stesso. Insomma, dopo alcuni minuti di feroci discussioni, abbiamo cambiato direzione e ci siamo avviati a tutta la velocita´ che ci era concessa attraverso la palude, verso la strada maestra, contando di seguirla fino a trovare un posto per piazzare la tenda. Che sembrava non arrivare mai, a dire il vero. Fortuna volle, che, ormai poco prima del calar del sole, trovassimo una meravigliosa radura, senza la solita palude, in pianura, fra due pccihi che ci proteggevano dal vento. Un miracolo, quasi. Abbiamo montato le tende. Abbiamo messo tutto cio´ che avevamo ad asciugare e G. a cucinare. Io ero bagnato e congelato, e ho dovuto aspettare qualche minuto nella tenda per riprendermi. Poi, fortunatamente, mi sono sentito meglio. Ci e´ andata bene: abbiamo mangiato bene e in abbondanza e ci siamo messi a dormire, sperando di non venire puniti da ulteriore pioggia.
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